83. I Social, mia mamma, la trave, e altre storie.

Scrivo di getto, senza un preambolo o una conclusione, sperando di non dovremi nemmeno concedere il lusso di rileggere quanto ho scritto, ma avevo in testa alcuni pensieri che sembravano confluire da qualche parte e allora ho acceso il laptop e sono qui, con un Sauvignon Blanc niente-di-che-ma-almeno-era-in-frigo, a confidarmi con chi avrá la pazienza di leggere.

Sono in Cina da piú di sedici mesi e venerdí prossimo andró in una cittá per me ancora oscura a cercare la casa in cui spenderó i prossimi. Sono ovviamente preoccupato ma ho un’aspettativa enorme, e soprattutto ho coscienza del fatto che questo é uno di quei momenti in cui, per affrontare il passo, devi guardare a tutti quelli che hai giá fatto, uno dietro l’altro, senza nemmeno accorgerti… e magari sorprenderti tu per primo (o forse il solo?) nel riconoscere che a volte ti trovi addosso risorse che non pensavi di avere. É la ragione per cui ho cominciato a scrivere su questo blog, regalando in giro pezzettini di me perché potessi rendermi conto, io per primo, di essere capace di mettere un piede davanti all’altro.

La Cina é difficile per tanti versi e ti chiede tutto. Venire qui ha significato ricominciare da zero su tanti fronti, e soprattutto per me ha significato separarmi (ma non per perderlo) da quello che per me ha sempre significato di piú: le persone a me care e le loro vite. Apparentemente l’unico modo per “rimanere al passo” é, e continua a essere, questa mia indole profondamente “Social” che mi aiuta a mantenere un livello di condivisione, se non della profonditá dei passi piú importanti, almeno di una certa forma leggera di “quotidianitá” nella vita di chi, anche a diecimila chilometri di distanza, mi é in qualche modo vicino. Ed é da quello che leggo sui Social che nasconono a volte degli spunti di riflessione a volte necessari e che, come stasera, mi fanno compagnia.

Leggevo prima i post di Sara sulla “Festa della Mamma”, e la sua invettiva contro l’esaltazione dei “sacrifici” fatti dai genitori come unico motivo di gratitudine filiale e mi ha trovato d’accordo… e mi ha fatto pensare. I miei genitori hanno fatto entrambi le elementari e lí si sono fermati, cominciando a lavorare. Hanno peró permesso che io mi laureassi a venticinque anni, che mi trastullassi in un Dottorato di Ricerca e per tutto il tempo (mettendoci il carico, molto piú recente, di tutto il periodo in cui il mio Studio non mi consentiva piú di andare avanti) mi hanno sostenuto in tutti i modi possibili. Non credo di dover spendere una parola in piú per spiegare quanti sacrifici debbano aver fatto per me, e se non fossi grato per questo sarei una bestia. Peró ancora piú di questo sono grato a mia madre (parlo di lei perché ieri era la sua festa, mio babbo non se n’abbia a male) perché ancora piú del sacrificio mi ha insegnato il valore della “gratuitá”, del fatto che fare una cosa per qualcun altro é perché la devi fare per te, e solo cosí diventa vera e priva di ricatto fino magari a fartene dimenticare il giorno dopo. Cosí come i miei mi hanno insegnato il fatto che i figli sono tutto ma non sono proprio tutto-tutto, e se non sei tu stesso una persona che ha dei valori, un’integritá, degli interessi, delle cose che ti piace fare e altre che non sopporti, non avrai nulla da raccontare. E non sarai davvero “madre” nemmeno ne avessi ponzati venti.

Leggevo di Lorenzo, poi: un fiume in piena su Twitter per la felicitá di aver fatto oggi “il grande passo” ed essersi comprato casa. E a ruota la Fede, e poi Guido, nella stessa situazione e con lo stesso entusiasmo… Mi ha fatto rendere conto di quanto sia stato importante per me il fatto di avere un luogo fisicamente “mio”, in tutto questo periodo da nomade in giro per l’Asia, e di come quelle quattro mura, lí a Prato, che oggi accolgono una vita che non é piú la mia – e meno male perché saperle vuote sarebbe una tristezza troppo grossa -, mi abbiano inconsapevolmente fatto crescere: loro e tutte le anime che per piú di quattro anni (fino a quella notte di luglio in cui ho dormito lí e mai avrei pensato che sarebbe stata l’ultima) ci hanno gravitato.

Proprio nel bel mentre che pensavo a tutto questo Facebook mi ha ricordato che sei anni fa, oggi, in questo momento, ero lí, attaccato alla trave maestra del tetto di casa mia appena ristrutturata, quella stessa casa che era MIA proprio perché PRIMA avevo lottato contro i miei e poi anche grazie al loro sostegno. Ed ero attaccato a quella trave perché intento a scriverci sopra a lettere indelebili il motto “Sire, non dimenticate gli ideali della vostra giovinezza”, che é una citazione che mi é sempre stata cara, pur cambiando nel tempo completamente i suoi connotati, i suoi scenari e i suoi suggerimenti, e allo stesso tempo continuando per me ad essere una cosa che ti risuona nel cranio come un mantra.
Una citazione che, cosí come ancora sostiene il tetto di casa mia in Italia, spero continui a sostenere ancora il mio passo in giro per il mondo giorno per giorno.

cover new

“Sire, non dimenticate gli ideali della vostra giovinezza”

Muori dentro al pensiero di perderti un solo post? Come darti torto...


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11 thoughts on “83. I Social, mia mamma, la trave, e altre storie.

  1. Ma il bene che ti voglio manco se conti tutti i cinesi della Cina e quelli di Paolo Sarpi!

  2. siamo sostenuti da chi ci ama e questo è un grande regalo. Ci si sostiene in tanti modi con gli scontri o con l’esempio , io ho due figlie piccole e ancora non ho capito come si fa, ma si fa… Navigo a vista ogni tanto mi guardo indietro e accanto e spero di diventare quella “casa” in cui si torna volentieri, ma che si è sereni e fieri di lasciare! Bravo Martino sei molto coraggioso e grazie per quanto condividi!

  3. Grazie e te per aver avuto la pazianza di leggere 🙂
    In bocca al lupo (in realtá penso che tu sia molto piú coraggiosa di me)

  4. Io per quel poco che ti ho conosciuto ti abbraccerei forte. Ciao Martino, spero che la prossima volta che torni di avere occasione di rivederti.

  5. Penso che non è da tutti mollare la propria vita, la propria casa, i propri affetti e partire come hai fatto tu. Devi essere molto orgoglioso di quello che stai facendo per te stesso e le persone che tengono a te, come i tuoi genitori, lo saranno ancora di più nonostante i sacrifici che hanno fatto (e che sicuramente hanno fatto con il cuore). In bocca al lupo per il trasferimento!

  6. io condivido proprio tutto, tranne quello che non sono sicura di aver capito :-D.
    Concordo in pieno il non annullarsi quando si è genitori, e il fatto che la gratuità delle cose fa si che non siano sacrifici.
    Vabbè non ha importanza, ho dormito male non mi spiego bene, comunque mi è piaciuto molto il post.

  7. Non ricordo dove, tempo fa lessi che la Cina è come un muro di gomma che ti respinge e ti assorbe al contempo. Queste parole riecheggiano nella mia mente da… Da una vita, ormai! Questo movimento eterno, questo andirivieni a volte culla, a volte porta nausea ma sempre cadenza il nostro passo. E quello che prendi è solo ciò che riesci a non farti scappare. Vai, “dispettoso” Martino!

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