84. Wuhan giorno uno.

Sono nella mia camera d’albergo di Wuhan. Domani mi daranno le chiavi di casa, io ci infileró gli undici scatoloni in cui ho pigiato a forza tutta la mia vita e appena avró tempo troveró il modo di sistemarla e renderla adeguatamente instagrammabile. Mercoledí inizieró poi la mia vita sul cantiere e nuovo giro nuova corsa.

Era un po’ che non scrivevo e il “post riflessivo” l’avevo già fatto la volta scorsa per cui, per evitare di cadere nel melenso, mi ero ripromesso di non dilungarmi troppo.
Peró questi sono giorni troppo pieni troppo importanti troppo faticosi troppo nuovi troppo “troppo” per non cedere alla tentazione di un post nuovo, non fosse altro per far sapere a casa che va tutto bene (no, non mento in quei brevi messaggi “Ciao tutto bene”) e mettere ordine fra mille pensieri e appunti rimasti in ordine sparso nelle note dell’iPhone.

Lasciare Beijing è stato più faticoso di quanto pensassi.
Nonostante all’inizio non fossi partito esattamente col piede giusto, la primavera era stata davvero una rinascita per la cittá e anche per me, complice anche il fatto che, consapevole della mia imminente partenza, mi ero obbligato a fare tutta una serie di cose che non avevo fatto prima. Cosí quando sabato notte eravamo sul tetto del Migas a bere con un po’ di giovani “expat” conosciuti a Beijing, dando prova a me stesso di riuscire ormai ad avere anche vagamente una vita sociale, l’idea che dopo poche ore avrei definitivamente smontato baracca e burattini e ricominciato di nuovo tutto daccapo mi faceva salire un moto di ribellione che nemmeno il vecchio ma pur sempre valido proverbio “Martino falla poho lunga il lavoro é lavoro poche lagne e via pedalare” riusciva a placare.

Il trasloco in sé non ha aiutato: a parte la mia indole da precisino del cavolo che ha fatto sí che a riempire gli scatoloni ci abbia messo più o meno quanto Noè a costruire l’Arca e l’essere poi rimasto furbamente chiuso fuori casa con tutta la roba dentro per colpa di un misunderstanding fra me e la donna delle pulizie (mi chiedo come mai, il misunderstanding, lei parla SOLO cinese e io non spiccico una parola… mah!), ho anche scoperto di avere un talento latente come accumulatore seriale. Sono montato sull’aereo atterrito e stanco ancora prima di cominciare.

Peró una volta a Wuhan l’impressione di una cittá ORRENDA ma soprattutto dall’aspetto sbilenco di chi é crescito troppo in fretta (che mi ha ricordato vagamente Guangzhou), l’albergo proprio di fronte a quello che sarà il mio appartamento nei prossimi 10-12 mesi, la strada sotto casa brulicante di gente che ti guarda incuriosita e ti sorride (peró ho visto anche due occidentali in ciabatte E SE ESCI IN CIABATTE VORRÁ DIRE CHE TANTO LONTANO NON STAI NO?), il ragazzo dell’agenzia che mi ha riconosciuto da dentro la vetrina ed è balzato in fuori per salutarmi, mi hanno messo subito in un mood positivo.
E oggi, mentre cercavo di destreggiarmi da solo fra consegne a domicilio, registrazioni, depositi, utenze, contratti, caparre, spedizioni e via dicendo, in un posto in cui nessuno capisce una parola di quello che dico e viceversa ho visto intorno a me autentici gesti di cordialitá inaspettata: la cameriera ha portato fuori dalla cucina un pesce intero (crudo) per farmi capire che cosa fosse quella voce sul Menú, l’agente immobiliare mi ha scorrazzato per tutto il giorno in motorino – vedasi QUI – e mi ha aiutato su TUTTO (comunichiamo a gesti e chattando da un metro di distanza su Wechat – perché traduce in automatico da una lingua all’altra – manco fossimo a un raduno di tweetstar), mentre la temutissima “vecchia-signora-cinese” proprietaria dell’appartamento si é rivelata un’anziana donna a modo e vestita con gusto, che mi ha accompagnato in casa, regalato piatti e bicchieri, e acconsentito a comprarmi un materasso più comodo.

Ma soprattutto poche ore dopo il mio arrivo mi è successa una cosa che (spero) mi rimarrá impressa a lungo.
Mentre dopocena cercavo uno Starbucks per prendermi un caffè sono entrato in uno shopping mall qui dietro. Nella “Plaza” centrale c’era uno spettacolo di fontane e luci a ritmo di musica e in mezzo alla gente assorta a guardare saltava agli occhi un bambino che zompava a destra e a sinistra come in estasi, rapito dalla musica e imitando col corpo i movimenti dei getti d’acqua. Ogni volta che la fontana faceva uno sbuffo nuovo si fermava letteralmente a bocca spalancata e tirava in alto le braccia come a volerla afferrare. Lo guardavo divertito da un po’ e non mi sono accorto dello sguardo su di me di sua mamma, che mi fissava con aria orgogliosa e curiosa allo stesso tempo: abbiamo finito per rimanere per un po’ lí, scambiandoci mute occhiate di intesa, senza dire una parola, dietro al figlio di lei che non la finiva di dimenarsi dallo stupore.
Sarà che in questi momenti sono particolarmente sensibile e attento al contesto ma mi è sembrato di cogliere in questo episodio, da un lato, una bella lezione di come sia bello entusiasmarsi senza pudore per qualcosa di nuovo, e dall’altro, che qualcuno per stare davanti a questa immensa novitá in fondo lo si trova sempre.

Wuhan giorno 1

Muori dentro al pensiero di perderti un solo post? Come darti torto...


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6 thoughts on “84. Wuhan giorno uno.

  1. Forza Martino! Andrai alla grande! Imita il bambino e vedrai che scoprirai belle sorprese anche lì (magari senza fare la danza dello schizzo dell’acqua). In bocca al lupo!

  2. Grazie Martino. grande. Ci vuole coraggio per stare davanti alle cose con la sana paura. Come sto insegnando alla Sarita il coraggio è avere paura ma decidere comunque di starci davanti e considerarla. Il contrario si chiama stupidita’ … E tu non sei stupido.

  3. Ti seguo da relativamente poco sui social (blog incluso) e devo complimentarmi con te per la tua resilienza.
    Diciamo tutti, un po’ per moda e un po’ per sport, che ci piacciono le avventure, viaggiare e scoprire il mondo. La maggior parte di noi però, si ferma lì. È davvero, davvero motivante vedere, leggere e seguire qualcuno che ha avuto più coraggio di me, dà uno schiaffo morale alla pigrizia cronica con la quale troppo spesso mi ritrovo ad affrontare la vita.
    In bocca al lupo per tutto, qualcosa mi dice che ce la farai alla grande 🙂

  4. I love this. I am truly inspired by your journey. Best of luck, and thanks for reminding us all that there is beauty in the ‘new’ and ‘scary’ and yes, ‘ugly’.

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