93. A volte ritornano

A volte gli assassini tornano sul luogo del delitto. Io, non volendo essere da meno, sono andato a passare lo scorso weekend a Guangzhou. L’idea era chiara e semplice: scappare dalla pioggia battente e dall’isolamento forzato delle ultime settimane, parcheggiarmi a casa dell’Olandese per il fine settimana, magnare, bere, incontrare i miei amici che ancora vivono lí e tirare finalmente un po’ il fiato.

Quello che non mi aspettavo é che sarei stato travolto da subito da un’ondata di nostalgia senza fine.

ritornano (3)

Giá il volo (per il quale avevo fatto un check-in all’ultimo tuffo, preciso preciso per un upgrade gratuito in Business, che schifo non fa), forse per evitare la linea di un tifone che minacciava di lambire la cittá, era giunto in cittá seguendo la traiettoria da Sud, come mi era capitato solo quando ci avevo messo piede per la prima volta; cosí proprio come quella volta Guangzhou mi aveva offerto la sua visuale migliore, con i grattacieli scintillanti di Zhujiang New Town (casa mia fino a un anno fa), la Canton Tower, e il Pearl River a un tiro di schioppo nel cielo limpido. Poi, una volta arrivato in centro a mezzanotte passata, in preda a una fame da lupi, ho scaricato la mia roba dall’Olandese e ce ne siamo andati e procacciarci del cibo in una XingGouLu invasa di gente che se la spassava, fra localini “fancy”, pubs, ristoranti etnici e birrerie straniere: magari qualche locale chiuso e sostituito, ma la stessa atmosfera che ho avuto tutti i giorni sotto casa nei miei sette mesi lí.
Evidentemente stando a Wuhan le mie aspettative devono essersi incoscientemente e irrimediabilmente ridimensionate perché mi é sembrata cosí western-friendly, cosí luminosa, cosí internazionale, cosí bella.
Il giorno dopo, mentre camminavo in giro per i banchi di occhiali contraffatti e frutta esotica di Liede o BeijingLu, maschera di sudore sotto il sole a picco, ho capito che in fondo peró quello che rendeva Guangzgou cosí bella ai miei occhi non si poteva spiegare solo con i ponti pedonali traboccanti di bouganville, le frequenti chiacchiere in inglese dei vicini di tavolo, o la relativa facilitá con cui si possano reperire una pizza o un Negnoni degni di questo nome.
Io penso che il punto sia piuttosto nel fatto che io… saró “cantonese” per sempre.
Guangzhou é soprattutto il posto che a 38 anni mi ha fatto a pezzi e rimontato in un’altra maniera, che ha tolto di mano (o dalla sua portata) tutto quello di cui la mia vita era fatta fino a quel momento lí e mi ha dato altro, che mi ha spinto fuori a calci dalla comfort-zone e ri-insegnato a vivere: questo mi rende remarkably proud-of-myself e anche grato a quelle persone, l’Olandese in prima linea, che hanno preso il Martino2.0 e gli hanno letteralmente insegnato “a stare al mondo”.

ritornano (2)

Sabato sera lui, Marga e pochi altri, avevano fissato un tavolo in questo “Secret Bar” in MaoqianXiLu in modo da portarmi a fare una bevuta in un posto nuovo. Non ho fatto domande sulla natura dei “segreti” di questo fantomatico Bar e ci sono andato. Quando siamo arrivati, quello che si é presentato ai miei occhi era un locale minuscolo, con panche e tavoli di legno, rivestito di mattonelline sbiadite che apriva, unica porta illuminata in una zona residenziale, direttamente sulla strada. All’interno una fredda luce al neon, niente musica, popolato da una sola coppia di giovani hipstereggianti, cinese lui straniera lei, intenti a chiacchierare e fumare saduti a un tavolo vicino alla porta. L’Olandese é entrato, ha percorso di filato la stanza fino in fondo, dove c’era uno scaffale bianco con poche bottiglie ammezzate, lo ha spinto da un lato ed é sparito dentro la parete. E cosí, uno dietro l’altro, tutti gli altri, a cui ho fatto seguito infilandomi io stesso nello stesso pertugio.
Il “Secret Bar” era lí dietro: spazio intimo ma altissimo, con pavimenti legno, luci soffuse, musica lounge, la parete di fondo con la proiezione in loop di un vecchio film cinese in costume per bambini. Il gestore francese faceva cocktail personalizzati (e carissimi) e si prodigava poi in descrizioni vagamente altisonanti degli stessi: ci ha fatto anche vedere la macchina che consente di fare delle sfere di ghiaccio perfettamente trasparente e cristallino grosse come palle da biliardo. É stata una serata meravigliosa, come un ritorno a casa.
Ecco se non ci fossero state quelle persone non sarei cosí legato a Guangzhou, non sarei cosí orgoglioso di sapermici ormai muovere con disinvoltura o forse semplicemente sarei scappato dalla Cina tanto tempo fa: nella vita per quanto tu sia individualista, avventuroso, curioso, coraggioso o perfino incosciente ti serve qualcuno che ti renda un qualche modo “accessibile” l’ignoto e ti permetta di fare (quello lo devi fare tu) il passo per entrarci, e magari farlo senza ritorno.

Nella vita ti serve qualcuno che spinga lo scaffale.

ritornano (1)

Muori dentro al pensiero di perderti un solo post? Come darti torto...


Email
Nome
Cognome

7 thoughts on “93. A volte ritornano

  1. Che sensazione bellissima. Nel mio piccolo la provo tutte le volte che vado a Roma. Per una provinciale, proveniente da un paesino della Sicilia, che ha studiato a 40 minuti da casa, allontanarsi per la prima volta e nel mezzo di uno sconvolgimento emotivo (fidanzato storico ormai insopportabile, famiglia opprimente che amavo, una sorella disabile che non c’è più da pochi mesi e che non volevo lasciare), quella è stata la città della mia “nascita”, della io e basta, senza condizionamenti di alcun tipo.
    Adesso ho cambiato città, convivo, sto abbastanza bene ma Roma rimane la città solo mia.
    Grazie Martino, leggerti è sempre una cosa bella.

  2. Senza nulla togliere a chi ti ha mostrato la via, sono convinta che se non ci fossero state “quelle” persone ce ne sarebbero state delle altre. I cambiamenti non avvengono se non sei tu stesso a esserne pronto, magari del tutto inconsciamente. Il Martino che è stato resettato è lo stesso Martino che si è fatto la valigia 😉

  3. Che meraviglia…a leggerti la Cina mi manca un sacco, così come mi manca la persona che ha spinto il mio scaffale! Se sono una persona diversa oggi lo devo al paese di mezzo e a chi lo ha reso più vivibile durante la mia seconda esperienza lì.
    Complimenti per il blog, a ritroso me lo gusterò tutto 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *