96. Grazie

Mentre voi ancora ve ne state a palle all’aria sorseggiando Mojiti a tutto spiano come se questo vi aiutasse a smaltire l’hangover di ferragosto, io sono di nuovo in Cina, rientrato fresco fresco dopo due settimane di vacanze che si sono volatilizzate nello stesso istante in cui ho messo piede fuori dal Terminal 2 di Wuhan. Avendo ballato ininterrottamente per tutte le dieci ore di volo, anche adesso che é sera sembra che il letto su cui sono seduto vada da solo in giro per la stanza per cui, prima di definitivamente lasciarmi morire su questa zattera alla deriva, mi fermeró a scrivere due righe… essenzialmente solo per dire “Grazie“.

Grazie innanzitutto perché prima di rientrare in Italia per le vacanze, sapendo che sarei stato pochi giorni e che avrei fatto fatica a incontrare tutti gli amici, avevo buttato lì un invito per una serata aperitivo/cena/dopocena in centro a Prato, estendendolo a chiunque volesse passare anche solo a fare un saluto.
Sapevo che qualcuno sarebbe venuto ma non mi aspettavo che si trasformasse in una serata così meravigliosa, in cui dalle sei a mezzanotte sono arrivati in tantissimi, dagli amici più stretti a persone che non vedevo da ben prima di partire per la Cina. Chi coi passeggini al seguito, chi solo per dire “ti leggo sempre e ti volevo vedere dal vivo”, chi fermandosi tutta la sera e magari ri-incontrando lì vecchi amici che non vedevano da quindici anni.
È stato bello perché mi sono sentito davvero oggetto di grandi attenzioni: letteralmente sopraffatto, oserei dire (tant’é vero che a un certo punto sono anche svenuto cadendo in terra come una pera in mezzo a gente attonita).

Grazie poi a chi ha voluto spendere un pezzo del suo tempo per stare con me, cercandomi per una cena, scappando di casa la sera tardi per una bevuta, venendo apposta a trovarmi da lontano, aprendomi la porta di casa, o addirittura condividendo con me le sue vacanze pur sapendo che la mia vita da “nomade solitario” non rende facile la convivenza. E grazie anche alla Sicilia, che ha voluto fare la ganzina e si é fatta vedere in tutta la sua sfacciata bellezza, riempiendomi gli occhi di bello e la pancia di buono (come non succedeva da mesi).

Insomma, in tutto questo mi sono reso conto che l’aver lasciato tutto partendo, ormai più di un anno e mezzo fa, per l’altro capo del mondo, non ha voluto dire perdere un bel nulla, e che basta davvero poco (un abbraccio sincero, un “dimmi di te: come stai?” davvero interessato, uno sguardo di stima, un wodka lemon a mezzo) perché la distanza venga immediatamente spazzata via. Anzi la mia vicenda in Estremo Oriente si é dimostrata paradossalmente un’occasione di incontro anche con persone che prima di questo mio “passaggio a Est” non gravitavano nel mio mondo se non marginalmente. E da cui adesso voglio di piú.

Mi piace pensare che in fondo le pagine di questo blog siano un piccolo aiuto per rendere questa distanza meno grande e mi riprometto, soprattutto per me stesso, di continuare a scriverle.

Occhei, accanno.
Ciao.

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