108. Quaranta

Ho compiuto trentacinque anni l’11/11/11.
Al tempo mi sembrò che una coincidenza astrale così ragguardevole non dovesse andare sprecata per cui organizzai una festa in quattr’e quattr’otto, che più che birthday-party voleva essere un’occasione per stare con un po’ di amici che non vedevo da un po’. Presi in prestito il soppalco di un locale fighetto ma non troppo di Prato, ordinai un profiteroles (“bongo”, dalle mia parti – e converrete con me che ordinare “dugento palle di bongo” é infinitamente piú divertente) da 60 persone e trascorsi la serata a sgolarmi, a ridacchiare e chiacchierare con una marea di gente, in un anda e rianda che durò fino a tarda notte.
Ricordo distintamente di aver pensato “Peró, mica male… chissà dopo questa che cosa mi inventerò per i Quaranta!”.

Ecco, una cosa è sicura: quel quarantesimo compleanno, allora percepito cosí distante, non sarei stato certo in grado di immaginarmelo così come alla fine è.
Perché sí, signori della giuria, quel compleanno è oggi.
Mentre martinoexpress compie due anni… Martino entra spavaldamente nel suo quinto decennio di vita.

Ora, non voglio andare a scomodare l’improbabile paragone con i miei fantascientifici piani da ragazzino di cui non ho chiaro ricordo ma secondo i quali a quest’età probabilmente sarei stato lì a farmi fare foto con la mano sulla spalla di un figlio appena passato a Cresima, con la macchina tirata a lucido e con le rate della casa già estinte, ma non me la sento comunque di negare che la mia vita abbia ultimamente preso una piega abbastanza inaspettata.
A renderla così non è solo una Sindrome di Peter Pan (la mia) così importante che la metà basterebbe a fare un trattato di psicoanalisi lungo quanto la Treccani, o l’incapacitá del mio sistema cerebrale di fare bilanci e codificare qualsiasi discorso contenga frasi del tipo “sarebbe l’ora di sistemarsi / darsi-una-regolata / mettere-la-testa-a-posto”, quanto lo scossone ricevuto nel mio passato più recente che mi ha catapultato in uno stato (geograficamente e non solo) che è quanto più distante dalla realtà che avevo sempre vissuto. Se anche solo due anni fa qualcuno mi avesse detto che il quarantesimo compleanno l’avrei festeggiato da solo in Cina, sporco di cantiere e in attesa di prendere un treno per Shanghai, pronto a fare 700km “solo” per una cena fra amici, o addirittura mi avesse mostrato la foto di uno in piedi su una barca nel bel mezzo di un lago birmano a mille metri di altitudine con addosso un vestito Balinese, e la pancia piena di Rum locale appena distillato, dicendomi “ecco quello sei te”, gli avrei accarezzato la testolina annuendo serenamente e consigliandogli di farsi vedere da uno parecchio bravo.
Invece, quello (questo?) sono io davvero. A ben pensarci è un cambiamento da far impallidire Walter White… e il bello è che questo “tutto nuovo” mi piace pure; e ogni volta che più o meno vistosamente questa novità accade e riaccade ve la racconto pure, a costo di diventare patetico, perché così magari prima o poi anch’io ci credo davvero.

Negli ultimi tempi, nelle forme più disparate, mi ha scritto un sacco di gente commentando quanto pubblico qui sopra, e tanti pensieri sono come accomunati da un sottile filo rosso: sono tutte persone che per una ragione o per un’altra si sono trovate di fronte a un frangente “drammatico” (non necessariamente negativo, eh, tantomeno tragico), a un momento di “crisi”, a qualcosa che ha scardinato la loro consuetudine, e con le quali è scattata una sorta di empatia perché nella mia vicenda e nella mia leggerezza nell’affrontare questa novitá hanno inspiegabilmente intravisto una sorta di “occasione per sé”. Premesso che il più delle volte sono io a sorprendermi del fatto che quello che racconto possa suscitare interesse per qualcuno che non sia il mio più ristretto gruppo di amici, questo mi lusinga, stupisce e incoraggia incredibilmente. Mi fa provare anche un’incredibile simpatia umana per una marea di sconosciuti che ho intercettato il tempo di un tweet, o di uno scambio di mail. Ultimamente c’è addirittura chi mi ha etichettato come un “travel blogger”, perché mi piace raccontare dei miei giri a zonzo per l’Asia, ma in realtà in questo ruolo non mi ci sento dentro granché; punto primo perché non ho viaggiato abbastanza, punto secondo perché non ne sono capace, punto terzo perché io il viaggio vero l’ho fatto piú dentro che fuori, e i biglietti aerei e le foto dei panorami non sono altro che una semplificazione, una traduzione “visibile” che mi aiuta a descrivere quello che succede IN me. Che gira e rigira non faccio, vedo e vivo più una sola cosa allo stesso modo di due anni fa… eppure mi sembra di essere sempre io!

Il punto è che questo viaggio lo facciamo proprio tutti, che sia a cercare di sopravvivere senza dare di barta da solo in una città cinese di milioni di abitanti, nella propria camera a dividere i vestiti per colore o a pulire il culo ai propri diciotto figli. Come dice il mio amico G. è il viaggio che porta “alla scoperta di se stessi”, e quello di ognuno é più figo, intenso e affascinante dell’Asia intera: personalmente credo, in questi due anni, di aver solamente dato al mio una bella accelerata.

Quindi auguri a tutti, ma oggi a me di piú.

40martino2

UPDATE.
Questo è il regalo che ho ricevuto oggi:

Muori dentro al pensiero di perderti un solo post? Come darti torto...


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9 thoughts on “108. Quaranta

  1. Tantissimi auguri Martino.
    Mi piace leggerti e mi fai compagnia.

    Anche qui, ferma e sola, viaggio, nella mia testa piena di pensieri.
    Spero che quando quel viaggio sarà finito, in qualche modo potrò trovare anche io una me stessa diversa, ma che mi piace, proprio come è accaduto a te.

    Che sia davvero un buon compleanno!

  2. Ieri mi hai detto che ne avevi scritto molto sul blog, di distacco,lontananza, viaggio,cose nuove, posti nuovi, vita nuova. Tutto questo cozza con la tremenda nostalgia(paura) che vivo io adesso ma è certamente di ispirazione. Dimostri che si può. Certo hai un notevole endorsment twitter/snapchat che ti sostiene e ti vuole bene da lontano, e che io non ho. Ma non credo che sia questo a fare la differenza. La differenza la fa il tuo mood. Tu.
    E continua a scriverne perchè è bello leggerne. Buona domenica Martino.

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