129. Shower

Un aspetto di cui avevo fatto cenno parlando nella vita degli Hutong, che non é certo un fattore secondario, é quello dei “servizi igienici”. Il fatto di avere il bagno in casa, nei quartieri della vecchia Pechino, era considerato fino a poco tempo fa un autentico lusso: tanto per la mancanza delle toilets, colmata dalla presenza di bagni pubblici ancora frequentatissimi e aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte, quanto per la totale mancanza, nelle case dei distretti popolari, di uno spazio per il relax e la cura del corpo. Va da sé che i luoghi che offrono questo tipo di servizio (ricordiamo ad esempio che il massaggio é una pratica assolutamente abituale per i cinesi) finiscono cosí per diventare dei punti focali per la vita della comunitá, e conseguentemente spettacoli di umanitá varia in cui emergono tutte le dinamiche tipiche di questa societá.

C’é un film del 1999, intitolato Shower (titolo originale 洗澡 = Xǐ zǎo) che mette questo aspetto della vita negli Hutong al centro della trama, in modo leggero e godibile anche per gli stomaci non cosí abituati al cinema asiatico.

Me l’ha consigliato un amico e me lo sono visto l’altra sera, sotto il getto d’aria condizionata e mezzo ‘gnudo come i protagonisti. La trama é, se si vuole, un po’ scontata (ma non troppo, a dire il vero): c’é l’anziano padre che ancora si dedica all’attivitá di una vita, il figlio partito per cercar fortuna molto tempo prima, l’altro figlio un po’ matto che piú per caso che per volontá riesce a ricucire i rapporti, il conflitto fra tradizione e modernitá, un finale dolce-amaro e una serie di personaggioni che te li raccomando a fare da contorno alla storia (qui sotto, ad esempio, Erming si presta in soccorso di uno dei clienti soliti della SPA all’empasse durante un’esibizione canora, aiutandolo a far fronte al fatto che é solito cantare SOLO sotto la doccia). Non mancano nemmeno tante delle usanze tipicamente cinesi della vita di tutti i giorni, dal gioco degli scacchi ai combattimenti fra grilli, dal bicchiere di BaiJiu con il gruzzoletto di arachidi a (e qui voglio la Ola, almeno da parte di quelli che mi seguono su Snapchat) i gruppi di zie danzanti per strada.

Essendo e volendo essere un film destinato a un pubblico “commerciale”, forse giá confezionato per oltrepassare i confini della Cina e avere un respiro piú internazionale (avete visto sulla copertina quanti premi abbia collezionato fuori dal 中国), l’immagine dell’Universo Hutong che ne emerge é effettivamente un po’ esemplificata, ma comunque godibile nell’impronta chiara che dá dello scenario in cui mi trovo a vivere tutti i giorni [vi assicuro che nonostante il film sia stato girato quasi vent’anni fa, non é poi cambiato molto]. E poi complessivamente il film offre un bello spaccato del cambiamento dei tempi, e comunque riesce anche a strappare qualche risata. A me m’ha strappato pure una mezza lacrimuccia, ma figuriamoci se vado a scriverlo sul blog.

Insomma se vi venisse voglia di farvi questo tuffo virtuale nei sobborghi di Beijing, in un mix di cinesi seminudi e dialoghi incomprensibili servito bello fumante in salsa di soia (dopo sta recensione cosí esaustiva e strappamutande, del resto, non capisco come sia possibile il contrario…), lo trovate abbastanza facilmente in streaming online, anche sottotitolato: fatemi sapere poi che cosa ne pensate.

Ciao e a (molto) presto!

Muori dentro al pensiero di perderti un solo post? Come darti torto...


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