170. Xishuangbanna: la Cina che non sembra Cina.

Il viaggio in Xishuangbanna per il capodanno cinese 2021 è stato tutta una scommessa sin dall’inizio.

Una scommessa per la destinazione in sé perché sullo Yunnan ci avevamo già fatto un pensierino da lungo tempo ma Xishuangbanna, che dello Yunnan rappresenta la frangia più meridionale, incastrata fra il Myanmar e il Laos, era una destinazione di cui onestamente avevo sentito a malapena parlare prima di prenotare il primo volo.
Una scommessa commessa per il fatto stesso di riuscire a viaggiare durante lo Spring festival, visto le limitazioni a singhiozzo, causa Covid, che il governo cinese stava imponendo per impedire quello che di solito è il più grande esodo turistico del mondo, con 500 milioni di cinesi che si riversano in treni autostrade e aeroporti per raggiungere le famiglie nei loro paesi d’origine.
Una scommessa per la compagnia di viaggio in sé, perché nonostante fosse composta da tre delle persone a me più care qua in Cina, erano comunque amici che non avevano viaggiato assieme o addirittura non si erano neanche incontrati fra di loro in precedenza e solo io so quanto sia difficile raggiungere una buona alchimia fra compagni viaggiatori anche quando le spalle c’è un rapporto di amicizia ben consolidato.

Beh, a suon di recensioni riportate da amici di amici, di prenotazioni di voli, alberghi e noleggi auto con regime di cancellazione gratuita fino all’ultimo minuto, e lavorando pazientemente cercando di far combaciare le esigenze di ognuno ognuno con quelle dell’altro, Xishuangbanna ci ha abbondantemente sorpresi e ha fatto sì che portassimo a casa tutte e tre le scommesse ampiamente vinte.

Io alla Cina voglio un gran bene e, specialmente in questo periodo, ci sto anche più volentieri che altrove, ma ho sempre sempre avuto bisogno di una pausa dopo qualche mese, e questa permanenza forzata causa frontiere ancora saldamente sigillate stava cominciando a farsi sentire. Xishuangbanna, nel suo essere una Cina che non sembra Cina, è stata una bella sorpresa: in pratica si respira un’atmosfera per certi versi molto simile a quella che avevo respirato a Mandalay o nel nord del Vietnam senza però dover nemmeno cambiare la valuta. Certo la percezione di “cinesità” è grande, per carità: tutto è ripulito, messo in riga, cosparso di stradoni, cantieri, e ritratti di Mauro. Quando ti trovi in giro per luoghi sconosciuti e talvolta a mangiare il cibo da strada cucinato sul momento forte una certa sicurezza dato dal contesto cinese fa anche piacere.

A parte aver evitato troppo da vicino il confine con il Myanmar (visto i recenti fatti politici interni non c’era proprio parsa l’idea del secolo) l’area l’abbiamo girata tutta: Jinghong, con il suo meraviglioso mercato notturno, i suoi parchi e i giardini botanici di un verde inimmaginabile, Pu’er, città grande a Nord circondata da piantagioni di pregiatissimo tè, e Mengla, un’appendice a Sud Est che si infila letteralmente nel Laos, in cui abbiamo pernottato – noi soli – in un Hotel nel mezzo della Jungla a 4km dal confine.

È stata davvero una bella vacanza, che non ha cancellato voci dalla lista delle destinazioni in Mainland China che intendo visitare ma che ne ha regalata una nuova e inaspettata. Adesso mi ripiglio dall’intervento che ho avuto in emergenza per un’appendicite fulminante che mi ha colto al mio rientro poi comincerò a lavorare al prossimo viaggio,
intanto buona vita a tutti!

















































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